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Il laboratorio creativo di Keur Marietou a Pikine

By 9 Aprile, 2026Giugno 6th, 2026No Comments
Una bambina legge un libro illustrato davanti a una libreria, con altri bambini seduti attorno a un tavolo arancione.

Nel cuore di Pikine Icotaf, la scuola di Keur Marietou è diventata il palcoscenico di un’esperienza pedagogica davvero bella. Qui, i pomeriggi di ogni fine settimana si accendono di colori, stimoli e risate grazie a un laboratorio creativo che coinvolge circa cinquanta tra bambinǝ e ragazzǝ del quartiere. Per capire a fondo il valore dell’iniziativa, abbiamo fatto una chiacchierata con Rokhaya Seck che, insieme alla collega Rokhaya Ndao, guida il progetto con una dedizione contagiosa.

Che cos’è e a cosa serve un laboratorio creativo?

Prima ancora di essere uno spazio fisico, un laboratorio creativo è una filosofia educativa. La sua funzione principale non è la semplice occupazione del tempo libero, ma l’attivazione del potenziale espressivo e cognitivo deǝ minori attraverso il fare. In un contesto protetto e stimolante, l’apprendimento non passa per una trasmissione passiva di nozioni, ma si realizza attraverso la manipolazione, la sperimentazione e la cooperazione. Unendo l’utile al dilettevole, il laboratorio trasforma un pomeriggio qualunque in un’opportunità di socializzazione costruttiva, dove il gioco e l’arte diventano veicoli per sviluppare l’autonomia, la fiducia in se stessi e lo spirito critico.

Quali sono gli obiettivi del progetto?

L’atelier persegue traguardi ambiziosi. Il primo è l’inclusione sociale e il contrasto alla povertà educativa in un quartiere popoloso come Pikine. Offrendo un’alternativa alla strada, le educatrici mirano a rafforzare le competenze linguistiche e logiche di bambini e bambine, stimolando la loro motricità e la capacità di rielaborazione personale. Inoltre, l’iniziativa vuole creare un ponte solido con le famiglie, rendendole partecipi dei progressi deǝ figlǝ. Infine, non meno importante, vi è l’obiettivo di responsabilizzare ǝ ragazzǝ più grandi, offrendo loro l’opportunità di trasformarsi da utenti a risorsa attiva per la comunità, come dimostra la storia di Astou, una quattordicenne la cui straordinaria motivazione l’ha portata a diventare una collaboratrice interna al progetto.

Scaffali in legno pieni di libri per bambini affiancano un grande cartello rosso con la scritta "La Marche Mondiale".

Rokhaya Seck è l’emblema della passione che anima questo percorso. Il suo legame con il laboratorio è iniziato circa due anni e mezzo fa. Forte di una formazione in fashion design e modellismo, Rokhaya era entrata a Keur Marietou per una semplice collaborazione tecnica. Tuttavia, l’energia della scuola l’ha catturata a tal punto da spingerla a rimettersi in gioco: ha intrapreso un percorso di studi per ottenere il titolo ufficiale di educatrice, diventando così una colonna portante non solo della gestione quotidiana, ma anche della progettazione strategica delle attività. Ancora oggi, reinventa costantemente la proposta didattica per far sì che lo stimolo sia continuo e mai ripetitivo, calibrando gli interventi su due fasce d’età distinte: il venerdì è dedicato aǝ bambinǝ dai 5 i 9 anni, mentre il sabato accoglie ǝ ragazzǝ dai 9 ai 14 anni (il gruppo da cui proviene la giovane Astou).

Le attività sono strutturate per allenare parallelamente la mente e il corpo, partendo da un pilastro imprescindibile: la lettura. I primi trenta minuti di ogni sessione sono infatti rigorosamente dedicati ai libri, un inizio considerato fondamentale prima che i percorsi si dividano in base all’età.

Per ǝ più grandi, dai 9 ai 14 anni, il lavoro si concentra sullo sviluppo del pensiero critico; attraverso dettati, giochi di parole, sessioni di scrittura e dibattiti su tematiche d’attualità, ǝ ragazzǝ imparano a formulare e difendere le proprie opinioni. Al contrario, il percorso dedicato aǝ più piccolǝ, dai 5 ai 9 anni, segue fedelmente il metodo Montessori, una pedagogia sempre più diffusa e valorizzata oggi in Senegal. In questo caso, l’apprendimento delle discipline cardine – dalla matematica alla memorizzazione del vocabolario, fino allo sviluppo del linguaggio – avviene attraverso la creazione di scenari ludici, dove il gioco diventa lo strumento principale per interiorizzare i concetti.

A questa solida base teorica si affiancano i laboratori manuali, come il bricolage, i mosaici e le attività con materiali di recupero, che si rivelano un ottimo modo per educare alla sostenibilità. La regina indiscussa delle attività resta però la pittura: non si tratta solo della pratica preferita daǝ bambinǝ, ma di un esercizio fondamentale per la loro crescita, in cui la scelta dei colori e la gestione dello spazio sulla tela stimolano la fantasia e affinano la coordinazione motoria.

In una sala luminosa di Keur Marietou a Pikine, bambini e bambine leggono attorno a un lungo tavolo con due educatrici.

Il ciclo si chiude sempre con un momento di condivisione: la creazione di piccoli souvenir da portare a casa e l’allestimento di presentazioni e mostre davanti ai genitori. Questo coinvolgimento emotivo e comunitario restituisce aǝ bambinǝ l’orgoglio del proprio lavoro e rinforza il legame con le famiglie.

Rokhaya Seck e il team del laboratorio creativo non si fermano: la ricerca di novità pedagogiche per arricchire le attività è costante. Ma il bilancio di questa esperienza va oltre l’impatto suǝ piccolǝ utenti: è un’occasione di crescita profonda in primis per le stesse educatrici e collaboratrici. La speranza, espressa a gran voce da chi vive questo progetto ogni giorno, è che Keur Marietou possa fare da apripista e che iniziative di questa caratura e sensibilità possano moltiplicarsi in tutto il Senegal.

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